Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.
Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perché con quattr'occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.
Montale

domenica, 12 aprile 2009 alle 18:31
ª commenti
Lei ha fatto benissimo, mi creda, oggi è una buona giornata per lei. Sono delle decisioni che costano, lo so, ma noi intellettuali, dico noi perché la considero tale, abbiamo il dovere di rimanere lucidi fino alla fine. Ci sono già troppe cose superflue al mondo, non è il caso di aggiungere altro disordine al disordine. In fondo perdere dei soldi fa parte del mestiere di produttore. I miei rallegramenti, non c'era altro da fare, e lui ha ciò che si merita, per essersi imbarcato con tanta leggerezza in un'avventura così poco seria. No, mi creda, non abbia né nostalgia né rimorsi, distruggere è meglio che creare quando non si creano le poche cose necessarie. E poi, c'è qualcosa di così chiaro e giusto al mondo che abbia il diritto di vivere? Un film sbagliato per lui non è che un fatto economico, ma per lei, al punto in cui è arrivato, poteva essere la fine. Meglio lasciar andare giù tutto e far spargere sale come facevano gli antichi per purificare i campi di battaglia. In fondo avremmo solo bisogno di un po' di igiene, di pulizia, di disinfettare. Siamo soffocati dalle parole, dalle immagini, dai suoni che non hanno ragione di vita, che vengono dal vuoto e vanno verso il vuoto. A un'artista, veramente degno di questo nome, non bisognerebbe chiedere che quest'atto di lealtà: educarsi al silenzio. Ricorda l'elogio di Mallarmé alla pagina bianca? e di Rimbaud? un poeta mio caro, non un regista cinematografico, lo sa di Rimbaud quando ha finito una poesia, la sua rinuncia a continuare a scrivere, la sua partenza per l'Africa? Se non si può avere il tutto, il nulla è la vera perfezione. Mi perdoni quest'eccesso di citazioni, ma noi critici facciamo quello che possiamo. La nostra vera missione è spazzare via le migliaia di aborti che ogni giorno, oscenamente, tentano di venire al mondo. E lei vorrebbe addirittura lasciare dietro di sé un intero film, come lo sciancato si lascia dietro la sua impronta deforme? Che mostruosa presunzione credere che gli altri si gioverebbero dello squallido catalogo dei suoi errori. E a lei che cosa importa cucire insieme i brandelli della sua vita, i suoi vaghi ricordi, o i volti delle persone che non ha saputo amare mai?
8 e1/2

domenica, 12 aprile 2009 alle 08:45
ª commenti
Non è affatto colpa mia se il corpo umano non può resistere tre giorni senza bere. Non credevo di essere così prigioniero delle fonti. Non sospettavo un'autonomia così corta. Si crede che l'uomo possa marciare diritto innanzi a sé. Si crede che l'uomo sia libero. Non si vede la corda che lo lega al pozzo, che lo lega come un colpevole al ventre della terra. Se egli fa un passo in più, muore.
Antoine de Saint-Exupery -Terra degli uomini

venerdì, 10 aprile 2009 alle 11:21
ª commenti
la cognizione del dolore
Questa catena di cose riconduceva il sistema dolce e alto della vita all'orrore dei sistemi subordinati, natura, sangue, materia: solitudine di visceri e di volti senza pensiero. Abbandono. [...] Nella stanchezza senza soccorso in cui il povero volto si doveva raccogliere tumefatto, come in un estremo recupero della sua dignità, parve a tutti di leggere la parola terribile della morte e la sovrana coscienza dell'impossibilità di dire: Io.
L'ausilio dell'arte medica, lenimento, pezzuole, dissimulò in parte l'orrore. Si udiva il residuo d'acqua e alcool delle pezzuole strizzate ricadere gocciolando in una bacinella. E alle stecche delle persiane già l'alba. Il gallo, improvvisamente, la suscitò dai monti lontani, perentorio ed ignaro, come ogni volta. Lainvitava ad accedere e ad elencare i gelsi, nella solitudine della campagna apparita.
C. E. Gadda

giovedì, 02 aprile 2009 alle 00:40
ª commenti
Ex voto
Accade
che le affinità d'anima non giungano
ai gesti e alle parole ma rimangano
effuse come un magnetismo. É raro
ma accade.
Puó darsi
che sia vera soltanto la lontananza,
vero l'oblio, vera la foglia secca
piú del fresco germoglio. Tanto e altro
puó darsi o dirsi.
Comprendo
la tua caparbia volontà di essere sempre assente
perchè solo così si manifesta
la tua magia. Innumeri le astuzie
che intendo.
Insisto
nel ricercarti nel fuscello e mai
nell'albero spiegato, mai nel pieno, sempre
nel vuoto: in quello che anche al trapano
resiste.
Era o non era
la volontà dei numi che presidiano
il tuo lontano focolare, strani
multiformi multanimi animali domestici;
fors'era così come mi pareva
o non era.
Ignoro
se la mia inesistenza appaga il tuo destino,
se la tua colma il mio che ne trabocca,
se l'innocenza é una colpa oppure
si coglie sulla soglia dei tuoi lari. Di me,
di te tutto conosco, tutto
ignoro.
Eugenio Montale

giovedì, 02 aprile 2009 alle 00:36
ª commenti
Io sono verticale
Ma preferirei essere orizzontale.
Non sono un albero con radici nel suolo
succhiante minerali e amore materno
così da poter brillare di foglie a ogni marzo,
né sono la beltà di un'aiuola
ultradipinta che susciti grida di meraviglia,
senza sapere che presto dovrò perdere i miei petali.
Confronto a me, un albero è immortale
e la cima di un fiore, non alta, ma più clamorosa:
dell'uno la lunga vita, dell'altra mi manca l'audacia.
Stasera, all'infinitesimo lume delle stelle,
alberi e fiori hanno sparso i loro freddi profumi.
Ci passo in mezzo ma nessuno di loro ne fa caso.
A volte io penso che mentre dormo
forse assomiglio a loro nel modo più perfetto -
con i miei pensieri andati in nebbia.
Stare sdraiata è per me più naturale.
Allora il cielo ed io siamo in aperto colloquio,
e sarò utile il giorno che resto sdraiata per sempre:
finalmente gli alberi mi toccheranno, i fiori avranno tempo per me.
Sylvia Plath

venerdì, 16 gennaio 2009 alle 20:45
ª commenti
I titoli dei quadri non sono spiegazioni e i quadri non sono illustrazioni dei titoli.
La natura si è mostrata generosa creando per i deboli e gli impazienti il rifugio della follia che li protegge dall'atmosfera soffocante di questo mondo plasmato da secoli dal culto del denaro e degli dei.
I miei quadri sono stati concepiti per essere segni tangibili della libertà del pensiero.
Ho finito per scoprire nell'apparenza del mondo reale la stessa attrazione che c'è nei quadri. Infatti, nonostante le complicate combinazioni dei dettagli e delle sfumature di un paesaggio naturale, io posso vederlo come se non fosse altro che un sipario davanti ai miei occhi.
La natura ci offre la condizione di sogno consentendo al nostro corpo e alla nostra mente quella libertà di cui esse hanno assoluto bisogno.
Qualunque cosa sia il suo carattere manifesto, ogni cosa mantiene il suo mistero: sia ciò che appare sia ciò che è nascosto.
Le mie opere sono tutte impregnate della certezza che noi apparteniamo, di fatto, ad un universo enigmatico.
Il mistero è la banalità che accomuna tutte le cose.
Essere surrealista significa bandire dalla mente il già visto e ricercare il non visto.
Ho pensato che il progresso non esiste, che si tratta di un'idea nocia per la nostra salute poiché impedisce un maggior contatto con il reale [...]. L'idea di progresso è forse legata alla convinzione che ci avviciniamo al bene assoluto, permettendo così a molto del male attuale di manifestarsi?
Tutte queste cose che emergono dal mistero mi inducono a credere che anche la nostra felicità dipenda da un enigma connaturale all'uomo, il cu solo dovere è conoscerne l'essenza.
Dobbiamo immaginare oggetti affascinanti capaci di risvegliare in noi stessi ciò che resta dell'istinto del piacere.
Il meglio che possiamo augurarci è di scoprire dietro il muro che abbiamo appena abbattuto altre muraglie più lontane di cui ignoriamo la consistenza e che richiederanno alla nostra intelligenza d'inventare nuovi congegni che dobbiamo costruire dal nulla.
La poesia è una pipa.
Potete riempirla, la mia pipa?
No, vero?
Non è che una rappresentazione
Quindi,
Se avessi scritto sul mio guardo
questa è una pipa,
avrei mentito.
Un immagine ignota dell'ombra è evocata da un immagine nota della luce.
René Magritte

mercoledì, 14 gennaio 2009 alle 00:10
ª commenti
Overhead the albatross hangs motionless upon the air
And deep beneath the rolling waves
In labyrinths of coral caves
The echo of a distant time
Comes willowing across the sand
And everything is green and submarine
And no-one showed us to the land
And no-one knows the where or whys
But something stirs and something tries
And starts to climb towards the light
Strangers passing in the street
By chance two separate glances meet
And I am you and what I see is me
And do I take you by the hand
And lead you through the land
And help me understand the best I can
And no-one calls us to move on
And no-one forces down our eyes
And no-one speaks and no-one tries
And no-one flies around the sun
Cloudless everyday you fall upon my waking eyes
Inviting and inciting me to rise
And through the window in the wall
Come streaming in on sunlight wings
A million bright ambassadors of morning
And no-one sings me lullabies
And no-one makes me close my eyes
And so I throw the windows wide
And call to you across the sky

martedì, 13 gennaio 2009 alle 00:01
ª commenti
[...]
Non capivi che il bello era proprio quel punto
era rimanere
nel limbo delle cose sospese
nella tensione di un permanente principio
nel nascondiglio di una vita nell'altra
[...]
Ti cercherò sempre
sperando di non trovarti mai
mi hai detto all'ultimo congedo
Non ti cercherò mai
sperando sempre di trovarti
ho risposto
Al momento l'arguzia speculare
fu sublime
ma ogni giorno che passa
si rinsalda in me un unico commento
e il commento dice
due imbecilli
Fedeli al duro accordo
non ci cerchiamo più
Così i bambini giocano
a non ridere per primi
guardandosi negli occhi
e alcuni sono così bravi
che diventano tristi
per la vita intera
Verrà la morte e avrà i miei occhi
ma dentro
ci troverà i tuoi
[Michele Mari]

sabato, 22 novembre 2008 alle 11:27
ª commenti
¿Qué es la vida? Un frenesí.
¿Qué es la vida? Una ilusión,
una sombra, una ficción,
y el mayor bien es pequeño;
que toda la vida es sueño,
y los sueños, sueños son.
Calderon de la Barca
